Un racconto di Stefano Lodi

Gutturnio: il caso di una persona scomparsa
7
nov

Gutturnio (racconto)

Al primo chicco d’uva, rosso, sugoso, seguì il secondo, poi il terzo, poi tutti gli altri.
Caddero uno a uno nella tina.
Il massacro ebbe inizio, schiacciati, lacerati, spremuti.

Giorgio, nello stesso istante, macellava il porco.
La mannaia si abbatteva precisa, spezzava carni e ossa e tendini e pelle.

Quei chicchi, quel succo, fermentato, si sarebbe presto fatto spumoso, brioso, e si sarebbe chiamato Gutturnio.

Quei pezzi di carne e grasso, insaccati, si sarebbero presto chiamati Salame. Piacentino. DOP.

Gutturnio e Salame Piacentino si sarebbero presto incontrati, su una tavola imbandita, in un Agriturismo, sul Colle, quello dal quale si domina il mondo, la pianura, la Città Tranquilla, la Centrale Elettrica, la casa Rosa con i vasi Rosa.
Attorno a quel tavolo imbandito.

“Come sta la Cugina, la Figlia, come corre la Vita, il Tempo, come ruba il Governo, piove, eppur si muove…”

Gutturnio scivola nei bicchieri.
Sembra Sangue versato per la Redenzione di tutti Noi.

“Le tasse ci uccidono, le mucche non fanno più latte, le api si estinguono, il grano marcisce, le cavallette ci invadono, le vocazioni scarseggiano.”

Il Salame si affetta e si affretta a raggiungere Gutturnio nelle bocche voraci.
Masticano e strepitano per questo meraviglioso connubio.

“L’ho uccisa, l’ho strangolata, non la sopportavo più”

Sangue, Gutturnio vero, sangue vero.
Si mischiano sangue e Salame nelle fessure dei denti, tra i canini, i molari, si sente il sapore del ferro e delle fragole sulle gengive.

“Non volevo, forse, ma non ho potuto più farne a meno”

Gutturnio finiva e ritornava sul tavolo, sembrava moltiplicarsi da solo nei bicchieri. Dettava le pause della conversazione, dava ritmo, accelerava o rallentava a seconda che le parole fossero futili o dense, importanti o insignificanti.

“Ci sono cose più grandi di Noi, che il demonio ci spinge a compiere. Io ho agito secondo la Sua volontà”

Salame e Gutturnio entrano in circolo, dallo stomaco al cuore riempiendo zeppe le arterie, le vene, i polmoni, i tessuti, infine il cervello. Le sonorità diventano più nitide, per poi confondersi, rumore di fondo, primordiale, battito cardiaco di un feto in pancia.

“Il corpo l’ho fatto a pezzi, i pezzi gettati nel porcile. Me lo aveva insegnato il nonno, quando a otto anni ho iniziato a seguirlo nei campi, nelle vigne, nelle stalle, nei porcili. I maiali divorano tutto, anche le Ossa, anche i ricordi”

Gutturnio è sanguigno, resta attaccato, si incrosta, sulle dita, sui denti, sulle pareti dell’intestino. Gutturnio è una donna un po’ trasandata ma che ti seduce poco a poco, con esperienza, da cui poi sei tu stesso a voler ritornare.
Gutturnio è Sangue, e Rabbia.

“Di sangue ne è colato poco, qualche schizzo sul vestito, bruciato già nel falò delle erbe matte”

Salame e Gutturnio smembrati e mescolati e gettati giù, all’inferno, nelle viscere più profonde e sozze. Immonde.
Fogne immonde in cui Gutturnio e Salame mantecati e abbracciati ci finiscono dentro senza gioia alcuna ma con grande dignità e superbo portamento.

Il cadavere di lei non fu mai più ritrovato, ed il caso fu archiviato come fosse persona scomparsa.

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